La Fabbrica intervista Filippo Manassero

filippomanassero

filippomanasseroConosciamo insieme l’insegnante dei corsi di pittura zen Sumi-e , Filippo Manassero. Dal 2014 Filippo promuove e gestisce con successo in Italia workshop di Sumi-e la pittura tradizionale giapponese ad inchiostro, conosciuta anche come pittura Zen.

Quando e come hai iniziato a fare questo lavoro?

Nel 1988 a 19 anni ho aperto una partita IVA subito dopo aver conseguito una scuola di decorazione murale e restauro, nata in seno all’Assessorato all’Artigianato della Regione Piemonte con l’obiettivo di promuovere quelle attività artigianali che erano a rischio di scomparire. Nel 1992 ho costituito la ditta ART DECO S.n.c. – Artistiche Decorazioni, Trompe L’oeil e Restauri, di cui a tutt’oggi sono socio. Nel 1999 ho condotto per opera dello CSEA – formazione e servizi per il lavoro – la docenza ai corsi di “Decorazione murale artistica – trompe l’oeil”, patrocinati dal Comune di Torino e dalla Regione Piemonte. Nel 2000/2001 sempre per CSEA ho condotto la docenza ai corsi di “Tecnica dell’affresco”, sempre patrocinati da Comune e Regione. Nel 2010 ho deciso di impegnarmi nella formazione , promuovendo e creando specifici percorsi formatici artistici presso la mia società, rivolti a professionisti, aspiranti tali ma anche per hobbisti. Dal 2014 promuovo e gestisco workshop di Sumi-e la pittura tradizionale giapponese ad inchiostro, conosciuta anche come pittura Zen.

L’artista o gli artisti del passato che preferisci? Perché?

E’ difficile dire quali siano gli artisti del passato che preferisco, i grandi Maestri sono molti ed ognuno ha un suo particolare valore e fascino, ma sinceramente l’arte del passato è capace anche di annoiarmi. Sono più interessato all’arte contemporanea anche se purtroppo, trovo che la stessa sia troppo spesso schiava di logiche di mercato. In ogni caso, relativamente alla domanda, posso certamente affermare che amo molto l’Espressionismo tedesco. Egon Schiele ad esempio è un artista che amo molto insieme a Alexej von jawlensky. Le loro suggestioni mi emozionano dentro, le trovo potenti, vibranti a tratti violente.

Adoro dell’espressionismo il fatto che l’arte fosse legata ad obiettivi di denuncia di politica sociale da un lato e dall’altro dell’aver saputo coraggiosamente proporre visioni e rappresentazioni trasformate della figura umana e dei volti, nei tratti e nei colori. La potenza delle emozioni fatte fuori uscire dai soggetti e portate all’esterno.

Cosa ispira il tuo processo creativo?

Quello che verrà e che non conosco ancora.

Cosa vuoi trasmettere maggiormente ai tuoi allievi?

Mi preme soprattutto che imparino a darsi il permesso di abbandonare quella vocina interiore che vuole fargli credere di non poter fare arte, di non avere le capacità, di non essere mai abbastanza brave e bravi.

Io sono convinto e lo constato quotidianamente, che fare arte fa bene alle persone. Ognuno può arrivare a toccare i propri limiti e superarli a volte e a volte no. La cosa importante è fare qualcosa per sé, ritagliarsi del tempo per entrare in quella “bolla sospesa” che è la dimensione artistica per rigenerarsi ed arricchirsi. Senza aspettative e ansia di risultato. Quel “vorrei ma non sono in grado” mi arriva come un morso al cuore, mi intenerisce e mi spinge a prendere per mano quelle persone e accompagnarli fuori da quelle false credenze per fargli toccare ed avvertire il proprio potenziale ed aiutarle a dargli finalmente il benvenuto.

Programma completo dei nuovi workshop a maggio alla Fabbrica

Alcune foto dei lavori realizzati ai corsi di Pittura Zen

Filippo Manassero

Instagram
Facebook
Official Website